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Io resto a casa

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata 

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.


Guardare di più il cielo,

tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta il pane. Guardare bene una faccia. Cantare piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta

stringere con la mano un’altra mano

sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.

Un organismo solo. Tutta la specie

la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.


A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto ora –

noi torneremo con una comprensione dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro.


(Mariangela Gualtieri)

Iniziare bene l’anno


 

Pietro Mennea

“Io sono in cammino. Troppi atleti crollano come individui quando si ritirano. Un trauma pazzesco. Invece lo sport non è stato il traguardo della mia vita, solo un momento di passaggio.” (Pietro Mennea)


Se c’è stata gente così io non posso stare con le mani in mano.


Curriculum di Pietro Mennea
Pietro Paolo Mennea,
nato a Barletta (BA) il 28-06-1952, coniugato.
Esercita la professione di Dottore Commercialista e Avvocato in ambito civilistico con specializzazione in Diritto Fallimentare, Diritto Societario, Diritto Tributario e Diritto Sportivo; 
Presidente della “Fondazione Pietro Mennea Onlus per la Ricerca e lo Sport”; 
Nella stagione sportiva 1998/99 ha ricoperto l'incarico di Direttore Generale della Salernitana Sport S.p.A.; 
Da Giugno 1999 a Luglio 2004, ha ricoperto la carica di Deputato al Parlamento Europeo:
Membro della Commissione per la Cultura, la Gioventù, l'Istruzione, i Mezzi d'informazione e lo Sport, dal 1999 al 2004; 
Membro della Commissione per l'Ambiente, la Sanità pubblica e la Politica dei consumatori, dal 1999 al 2004; 
Vicepresidente della Delegazione per le Relazioni con i Paesi del Mashrek e gli Stati del Golfo, dal 1999 al 2001; 
Membro sostituto delle Delegazione alla Commissione Parlamentare Mista UE-Malta, dal 1999 al 2001; 
Membro della Delegazione per le Relazioni con i Paesi dell'Europa Sudorientale, dal 2001 al 2004; 
  
CURRICULUM PROFESSIONALE DIDATTICO E SCIENTIFICO
Incarichi di insegnamento 
1) Anno Accademico 1991/92: insegnamento di “Istituzioni di Diritto Pubblico” presso ISEF dell'Aquila, sede di Cagliari; 
2) Anno Accademico 1992/93: insegnamento di “Legislazione e Regolamentazione Ginnico Sportiva Assistenziale” presso ISEF dell'Aquila, sede di Cassino; 
3) Anno Accademico 1993/94 insegnamento di “Istituzioni di Diritto Pubblico” presso ISEF dell'Aquila, sede L'Aquila; 
4) Anno Accademico 1994/95, 1995/96, 1996/97, 1997/98 e 1998/99 insegnamento di “Legislazione e Regolamentazione Ginnico Sportiva Assistenziale” presso ISEF dell'Aquila, sede l'Aquila; 
5) Anno Accademico 2001/2002, 2002/2003, 2004/2005, 2005/2006 insegnamento di “Legislazione europea delle Attività motorie e sportive” presso l'Università degli Studi G. D'Annunzio di Chieti, Facoltà di Medicina e Chirurgia – Corso di Laurea in Scienze Motorie; 
6) Responsabile scientifico, nonché docente del corso di “Management dello Sport” 1995/1996, 1997/1998 e 1998/99 presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma (LUISS) Scuola di Management; 
7) Responsabile scientifico nonché docente del corso di perfezionamento in Diritto e Management dello Sport, presso l'Università di Salerno, Facoltà di Scienze Politiche, Dipartimento di Diritti dei rapporti Civili ed Economici nei sistemi giuridici contemporanei; 
8) Docente al corso di specializzazione e Management dello Sport anno 1998/99 organizzato dall'ISEF dell'Aquila; 
9) Docente al corso di specializzazione in Management dello Sport - anno 1998/99 organizzato dall'ISEF di Napoli;
10) Docente al Master Universitario in Management e Gestione dello Sport – Anno Accademico 2003/2004 – Università degli Studi di Milano; 
11) Docente al corso di Diritto dello Sport – anno 2004 – Università di Padova;
12) Docente al Master per Manager dello Sport – Anno 2006/2007 – Università San Pio V di Roma; 
13) Docente al Master internazionale – Management dello Sport e degli Eventi Culturali – Anno 2006 – organizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa di Bari.

CORSI DI SPECIALIZZAZIONE 
1) Corso introduttivo alla professione del Commercialista presso Università Commerciale "L. Bocconi" di Milano - 28.02.1990;
2) Corso di specializzazione in Diritto Tributario nel 1988/89 presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma (LUISS) - Scuola di Management; 
3) Corsi Post-Universitari presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali di Roma (LUISS):
- come si legge il bilancio di un'impresa - febbraio 1988; 
- come si analizza il bilancio di un'impresa - marzo 1989;
- tecniche di comunicazione globale - settembre 1990.
4) Corsi Post-Universitari presso l'Università' L. Bocconi di Milano: 
- servizio intermediazione consulenza in titoli;
- valutazione strategico finanziaria dell'impresa per le decisioni di finanziamenti.

CULTORE DI MATERIA UNIVERSITARIA
Cultore della materia: "Matematica Finanziaria I" presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) di Roma per l'anno accademico 1988/89. 

ELENCO TITOLI
DIPLOMA DI LAUREA:
1) Diploma di Laurea in Giurisprudenza conseguito il 28.06.1989 presso l'Università degli Studi di Bari;
2) Diploma di Laurea in Scienze Politiche conseguito il 09.07.1980 presso l'Università degli Studi di Bari;
3) Diploma di Laurea in Lettere – indirizzo Lettere Moderne conseguito il 24.09.2003 presso l'Università degli Studi di Salerno;
4) Diploma di Laurea in Scienze dell'Educazione Motoria conseguito l'01.07.2002 presso l'Università degli Studi “G. D'Annunzio” di Chieti - Pescara
5) Diploma presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica di Napoli nel 1975.

ISCRIZIONI AD ALBI PROFESSIONALI
1) Iscrizione Albo esercenti la libera professione di Dottore Commercialista dal 13.06.1989;
2) Iscrizione Albo esercenti la libera professione degli Avvocati dal 16-01-1997;
3) Iscrizione Albo dei Giornalisti elenco Pubblicisti dal 04.03.1994;
4) Iscrizione all'Albo Agenti di Calciatori (F.I.G.C.) dal 1993;
5) Iscritto nel registro dei Revisori Contabili dal 25-11-1999.

DIPLOMA DI ABILITAZIONE
1) Diploma di abilitazione all'esercizio della professione di Dottore Commercialista: Università degli Studi di Salerno.

AUTORE DEI SEGUENTI LIBRI:
“Come devi allenarti”, Compagnia Editoriale, 1986
“Velocità e mostri sacri”, Compagnia Editoriale, 1986
“Diritto Sportivo con Elementi di Diritto Civile e Tributario”, Mediamix, 1993
“Diritto ed Ordinamento Istituzionale Sportivo”, Società Stampa Sportiva, 1996
“La grande corsa”, Società Stampa Sportiva, 1997
“Storia di un Concorso”, Ellerani Editore, 1999 
“L'Europa e lo sport – Il futuro dello sport europeo”, Ellerani Editore, 2001
“Il lavoro di un deputato al Parlamento Europeo”, Editrice Rotas, 2002
“Diritto Sportivo Europeo” – Delta Tre Editore, 2003 
“In corsa nel vento”, Delta Tre Editore, 2003
“Le olimpiadi del centenario”, Atena Edizioni, 2005
“Il Doping e l'Unione Europea” – Delta Tre Editore, 2006
Autore inoltre di numerose pubblicazioni in tema di diritto, pubblicate sul quotidiano "Italia Oggi", sulla rivista “Per il Consulente dell'Impresa Commerciale Industriale" e sulla rivista “Italian Journal of Sport Sciences”. 
E' stato per tre anni collaboratore del quotidiano "Italia Oggi" curando una rubrica propria, sul Diritto e Fisco degli enti non commerciali.
E' stato collaboratore della rivista “Per il Consulente dell'Impresa Commerciale Industriale”.

SCHEDA TECNICA E SPORTIVA
Pietro Paolo Mennea,
nato a Barletta (BA) il 28-06-1952 
Struttura fisica 1.80 x 69 Kg .
Vincitore della gara dei 200 m. (20”19) alle Olimpiadi di Mosca nel 1980;
Primatista mondiale dei 200 m. (19”72) nel 1979, record detenuto per 17 anni, fino al 1996; 
Campione d'Europa sui 200 m. (1974, 1978) e nei 100 m .(1978);
Primatista europeo sui 100 m. (10”01) nel 1979;
Ha partecipato a cinque Olimpiadi: Monaco nel 1972, Montreal nel 1976, Mosca nel 1980, Los Angeles nel 1984, Seoul nel 1988; 
Per oltre 50 volte è stato nazionale azzurro; 
E' stato 16 volte campione italiano.

Donne in rinascita

(di Jack Folla)



Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.

Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...

World in my eyes




Let me take you on a trip
Around the world and back
And you won't have to move
You just sit still
Now let your mind do the walking
And let my body do the talking
Let me show you the world in my eyes
I'll take you to the highest mountain
To the depths of the deepest sea
And we won't need a map
Believe me
Now let my body do the moving
And let my hands do the soothing
Let me show you the world in my eyes
That's all there is
Nothing more than you can feel now
That's all there is
Let me put you on a ship
On a long, long trip
Your lips close to my lips
All the islands in the ocean
All the heaven's in motion
Let me show you the world in my eyes
That's all there is
Nothing more than you can touch now
That's all there is
Let me show you the world in my eyes

(Martin Gore - Depeche Mode)

La risposta


Gli alberi, le foglie, il Sole, un temporale

e io cerco una risposta




mi piace un saccooo 
Grande Samuel 👏🏼👏🏼

C' era una volta - BLEBLA

BleBla è un rapper toscano, di Prato. I suoi video sono sempre divertenti, le sue canzoni coinvolgenti. Ma questa ha qualcosa di diverso, tocca le corde giuste..


Welcome


Le relazioni interpersonali

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un profondo cambiamento delle relazioni interpersonali.
Siamo passati da relazioni finalizzate alla famiglia a relazioni finalizzate al singolo individuo.
A differenza dei nostri antenati (anche recenti) noi possiamo vivere a nostro modo la sessualità, l’ intimità e gli affetti senza subire riprovazioni sociali.
Però una libertà illimitata priva di consapevolezza e di strumenti adeguati può portare alla crisi e alla dissoluzione delle identità individuali e collettive, alla perdita dei valori e delle norme morali, insomma al caos sociale ed esistenziale.
Aumentano i conflitti e le separazioni nella coppia e la famiglia appare sempre più fragile; diminuiscono la solidarietà e la coesione sociale, mentre crescono la solitudine e l’ individualismo, e si riduce l’ autorevolezza degli insegnanti.
I nostri avi erano indubbiamente molto meno liberi di noi nelle relazioni ma anche meno insicuri.
Oggi siamo di fronte all’ insoddisfacente qualità delle relazioni interpersonali, sempre meno rassicuranti e sempre più conflittuali.
Il problema è che i principi su cui si basano oggi le relazioni interpersonali sono un misto incoerente e confuso di vecchia e nuova cultura.
Una volta il venir meno dell’ amore in una coppia non poneva fine all’ unione perchè essa si basava su motivazioni di altro genere. Oggi invece la coppia rischia di perdere la sua ragione di esistere quando il sentimento amoroso viene meno. Attrazione, innamoramento e sessualità sono ritenuti ingredienti fondamentali di ogni rapporto di coppia e dunque anche del matrimonio, tant’ è che le statistiche dicono che circa un terzo delle coppie attribuisce a problemi sessuali la causa del fallimento della propria unione.
Prima non si avvertiva alcun bisogno che gli sposi si conoscessero a fondo. oggi invece la condivisione affettiva e il confronto intellettuale sono considerati ingredienti essenziali della coppia ma non è affatto facile vivere questi due processi in modo armonico perchè l’ uomo e la donna hanno modi diversi di vedere le cose e modi diversi di comunicare, e nessuno ha mai spiegato loro questa diversità.
Il matrimonio non costituisce più garanzia di durata, anzi in molti casi accelerala crisi e la separazione delle coppie.
Il problema a cui assistiamo oggi è che col passare del tempo e l’ accumularsi delle delusioni e delle frustrazioni sempre più uomini e donne divengono sfiduciati.
Le donne in particolare lamentano l’ immaturità affettivo-emotiva degli uomini.
Ma le crisi non vanno viste solo come momenti difficili e dolorosi ma anche come grandi opportunità di crescita (crisi di crescita).
Il fatto è che nessuno ci ha mai spiegato che uomini e donne hanno visioni del mondo assai diverse. Uomini e donne devono oggi migliorare la reciproca conoscenza.
Le femmine puntano nelle relazioni soprattutto a mantenere un senso di connessione emotiva con le persone, i maschi sono prevalentemente interessati ad affermare e difendere il proprio status.
Quando la donna parla di un suo problema in un gruppo di sue pari, gradisce che le altre le manifestino comprensione. Un uomo invece tenderà a non parlare con gli altri uomini dei suoi problemi, in quanto  questo lo metterebbe in una posizione di inferiorità.
La donna tenderà a a parlare di più quando è in coppia o con un piccolo gruppo di persone di persone care, e a non mettersi in evidenza quando si trova all’ interno di un gruppo numeroso.
Lui è disturbato dal fatto che nelle situazioni a due la donna parla troppo e lei si lamenta perchè non c’è dialogo.
Quando lei solleva una lamentela o evidenzia un punto di disaccordo, è spesso motivata dal desiderio di mantenere sana e vitale la relazione, mentre lui tende a interpretarla come una critica aggressiva o una strategia di potere.
Le donne nel caso siano esperte di qualche argomento, non si mettono in mostra esponendo di proposito ciò che sanno, perchè questo potrebbe far infrangere la sensazione di parità che cercano nella relazione. Al contrario la maggior parte degli uomini parla poco del proprio vissuto e percepisce semmai le relazioni come un luogo dove affermare il proprio status.
Le liti possono essere in larga misura evitate se nella coppia vi è un dialogo aperto.
L’ attrazione per il diverso ci porta a cercare nell’ altro proprio quelle qualità che abbiamo rinnegato e non sviluppato. Un’ altra forza inconscia ci guida verso una certa persona nella quale ravvediamo somiglianze con il nostro genitore di sesso opposto.
Molto spesso subentra nel bambino una rassegnazione al clima di amore parziale che riescono a dargli i suoi genitori, presi e occupati anche da altro. Quando poi il bambino diventa adulto e vive in coppia a un certo punto scattano forti aspettative affettive nei confronti dell’ altro. Purtroppo scopriamo presto che anche il partner non è in grado di amarci come vorremmo.
E allora che dopo un po' di tempo subentra in entrambi un senso di delusione ,di insoddisfazione.
Le ferite affettive si possono guarire solo con l’ autoguarigione. Le ragioni che hanno causato quelle ferite ovviamente non posso essere cambiate, ma possiamo mutare gli effetti che esse producono in noi nel presente.
Questo è un male collettivo che affligge tutta l’ umanità.
Tanto più impariamo ad amarci ed accudirci da soli, tanto più cresce la nostra fiducia nell’ altro e nella coppia.
I bambini e i ragazzi che possono contare sull’ amore e il sostegno dei genitori sono più protetti nei confronti delle minacce che provengono dalla violenza minorile, dalla tossicodipendenza ecc.
Da qualche decennio ci troviamo in una fase di transizione in cui le persone desiderano orientare le loro relazioni in base ai loro bisogni, nuove speranze, nuovi valori, ma ancora non hanno imparato nuovi e più adeguati modi di comunicare e relazionarsi. Ciò crea grande frustrazione e irritazione. Ognuno è in balia di se stesso e deve imparare sulla propria pelle.
Sette passi per trasformare le proprie relazioni:
  • Riconoscere che ci sono un problema e un disagio
  • Sapere che si può migliorare
  • Venire a conoscenza delle cause socioculturali, psicologiche e comunicazionali di tali problematiche
  • Acuire la consapevolezza di sé, cioè la capacità di portare attenzione cosciente a ciò che avviene dentro e fuori di noi, di rendersi conto di quello che accade dentro e intorno a noi nel momento stesso che accade e viverlo con un certo distacco emotivo, solo prendendo coscienza delle proprie maschere si potranno aiutare gli altri a liberarsi delle loro, così da instaurare una relazione veramente spontanea, sincera e costruttiva
  • Sviluppare la capacità di osservare distaccatamente le altre persone e le situazioni relazionali che ci troviamo a vivere con loro
  • Prendere distanza dalla proprie abitudini comunicativo-relazionali, disintensificandosene.
  • Sviluppare un atteggiamento fiducioso e positivo nei confronti dell’ esistenza
All we need is love: a nostra vita è una sinfonia di note meravigliose e dolorose insieme.
Il potere all’ interno di una relazione è la capacità di un soggetto di influenzare il comportamento dell’ altro. 
Ci sono quattro tipi di soggetti in una relazione:
  • Gli intimidatori. Affrontano le relazioni interpersonali con un atteggiamento palesemente aggressivo
  • Gli inquisitori. Cercano sempre di far sentire gli altri in fallo o in colpa
  • Gli sfuggenti. Quelle convinte che se appaiono distaccate gli altri faranno di tutto per avvicinarle.
  • Le vittime. I soggetti più deboli, per lo più donne, e comunque coloro che ritengono di non avere la forza sufficiente per imporsi e vedono come unico modo per ricevere attenzione dagli altri quello di suscitare la loro compassione
Dato che nei primi anni della nostra vita siamo molto vulnerabili la nostra personalità si sviluppo attorno al bisogno di proteggere la nostra vulnerabilità primaria, è per questo che è molto importante la situazione familiare che il bambino vive nei primi anni della sua vita, perchè indiscutibilmente questa influenzerà il carattere della persona che diventerà.
L’ educazione più o meno rigida ricevuta farà in modo che in noi certi tipi di atteggiamenti ritenuti sbagliati vengano chiusi in “prigioni”. Per questo proviamo antipatia e repulsione per qualcuno che in realtà ci ricorda parti di noi che abbiamo chiuso in una di queste prigioni. Ad esempio la donna che non sopporta le donne che si truccano o si vestono in maniera troppo appariscente perchè lei è stata educata ad essere più pudica e quella è una parte insita in lei che però tiene chiusa in una prigione.
Ognuno di noi ha diverse qualità presenti in misura equilibrata, ogni eccesso in una qualità produce automaticamente una carenza sul lato opposto. L’ innamoramento, anche se molti lo attribuiscono all’ attrazione fisica, nasce in realtà dalle differenze tra i due partner e dalla loro nascosta complementarià. 
Uno dei doni più belli che ci offrono le relazioni con altre persone è appunto la possibilità di recuperare i nostri sè rinnegati e recuperare eccessi e carenze.
La comunicazione è elemento fondamentale di ogni relazione, l’ errore che viene fatto più di frequente è quello di non comunicare e tenersi le cose dentro, un altro è quello di esprimersi in modo vago.
Il primo passo verso una buona comunicazione è il superamento dell’ egocentrismo sviluppando la capacità di mettersi nei panni dell’ interlocutore per facilitare la comprensione del nostro messaggio.
Un altro errore è quello di dare per scontato che i nostri interlocutori usino i nostri stessi codici. 
La comunicazione si compone in realtà di due dimensioni indipendenti: L’ espressività (maschile) e l’ ascolto (femminile). Le due dimensioni vanno sempre viste come compresenti (mentre parlo ti ascolto), il simbolo più adatto a rappresentare ciò è il T’ai chi tu, il Tao, lo Ying Yang. Ogni cosa esistente comunica qualcosa di se stessa.
Ascoltare significa prestare attenzione globale all’ altro. Alcuni tipici difetti d’ ascolto che dobbiamo imparare a non fare:
  • lasciarsi distrarre e distogliere il pensiero
  • pensare subito a come controbattere invece di soncentrarsi sul comprendere quanto l’ altro ci comunica
  • Dichiarare noioso l' argomento ed esprimere dissenso (ad es. sbuffare)
  • Esaltarsi o contrariarsi per una parte specifica del discorso perdendo di vista il significato generale
  • Prestare attenzione solo alle parole trascurando i segnali non verbali (sguardi, gesti ecc)
  • Focalizzarsi sul solo contenuto del messaggio trascurando le sue implicazioni sul piano della relazione.
ASCOLTO
Ascolto delle emozioni attraverso l' empatia ovvero la capacità di sentire dentro di sè le emozioni dell' altro come se fossero le proprie.
L' ascolto attivo è molto importante ed è di tre tipi:
- manifestazioni di interesse, tenendo il contatto visivo, usando il linguaggio del corpo, riducendo al minimo le distrazioni.
- richiesta di informazioni, invitando a iniziare, facendo domande generali e puntuali, dando segnali di incoraggiamento
- segnali di comprensione, riassumendo il discorso dell' altro, trasmettendo emozioni e sentimenti al nostro interlocutore
COMUNICAZIONE
Assertività: il punto di equilibrio tra aggressività e passività
I comportamenti che teniamo possono essere:
  • comportamenti aggressivi: comandare, imporre, scaricare la responsabilità, sminuire, generalizzare, non lasciare esprimere l' altro
  • comportamenti passivi: obbedire, dare ragione al più forte, non reagire alle critiche, rimandare le soluzioni, lasciare che gli altri decidano
  • comportamenti assertivi: ascoltare attivamente, chiedere per comprendere meglio, andare oltre alle apparenze, assumersi le proprie responsabilità, sapere rifiutare senza ferire, ammettere i propri errori, accettare le critiche
Lo stile assertivo è forte e gentile allo stesso tempo, forte perchè tiene in alta considerazione i propri bisogni, gentile perchè si propone di realizzarli nel rispetto degli altri.
La comunicazione assertiva si basa su due bisogni:
  • ascoltare e rispettare l’ altro
  • ascoltare e rispettare noi stessi
Ecco come si dobbiamo applicare la comunicazione assertiva:
  • fare richieste con chiarezza ma senza asprezza. Ognuno deve esprimere i propri bisogni con chiarezza, senza aver paura di ferire l’ altro, ognuno deve invece avere il diritto di chiedere ciò che vuole, così come la persona interrogata ha il diritto di rifiutarsi di rispondere. Chiedere non vuol dire però insistere, essere invadenti, minacciosi, ferendo l’ altro. Occorre essere diretti e brevi, spiegare il motivo della richiesta, non scusarsi, rispettare il diritto dell’ altro di dire di no e informarlo di ciò in anticipo, non giocare sulla sua generosità, non fargli richieste davanti ad altre persone, non considerare un eventuale rifiuto come un fatto personale.
  • affrontare le richieste altrui. Prendere tempo per rispondere se non si ha la possibilità di stabilire se si tratta di una richiesta ragionevole o no, in caso comunicare all’ altro la nostra decisione di voler prendere tempo per rispondere. Occorre ascoltare attivamente e dimostrare di aver capito la richiesta, essere brevi nella risposta evitando giri di parole, assumersi la responsabilità del proprio no e spiegarne il motivo, concedere alternative se ci sono.
  • esprimere le critiche in modo assertivo. La critica deve essere espressiva per far capire i nostri sentimenti e educativa per far si che il comportamento criticato non si ripeta. Occorre indicare esattamente qual’ è il comportamento o le parole a cui ci riferiamo; esprimere le proprie opinioni, i sentimenti e le valutazioni su tale fatto; proporre ci cambiamenti che si auspicano; comunicare all’ altro cosa si è disposti a fare.
  • accogliere le critiche senza sentirsi offesi. Considerare che può essere utile superare il proprio orgoglio ferito e chiedere aiuto all’ altro per evitare di ripetere l’ errore
  • non dare per scontato che la nostra interpretazione dei fatti è quella giusta. Tante volte ci si rimane male per il comportamento di qualcuno che ci ha procurato uno schiaffo morale ma si rimane male per l’ interpretazione che noi diamo a questo comportamento, magari l’ altra persona voleva comunicare altro, pensiamoci.
  • Esprimere apprezzamenti. Per instaurare un’ atmosfera serena, accogliente, costruttiva occorre imparare a sottolineare anche le cose belle con gli apprezzamenti anche se è un’ abitudine sociale sottolineare gli errori piuttosto che riconoscere i meriti.
I conflitti nelle relazioni.
I conflitti sono inevitabili, gli scontri si possono evitare.
Si ha un conflitto quando fra due soggetti si ha una qualsiasi divergenza. Se si arriva allo scontro significa che il conflitto è stato mal gestito.
Poli opposti non vuol dire necessariamente antagonisti, anzi semmai complementari.
Ancora oggi ci sono persone che preferiscono tenersi tutto dentro, ma ciò inevitabilmente produce a lungo andare conseguenze molto dannose per la relazione e per la propria salute.
Gestire i conflitti:
  • Non drammatizzare. Allentare la tensione sorridendo. L’ umorismo e l’ autoironia sono aspetti essenziali per vivere una vita di relazione realizzante e per gestire con il giusto spirito eventuali conflitti.
  • Comunicare. Le cose non dette fanno affondare una nave.
  • Accettare le differenze caratteriali
  • Come reagire costruttivamente a un attacco. Il nostro egocentrismo di fondo ci porta a credere che ciò che fanno gli altri sia sempre rivolto a noi, di solito reagiamo con una fuga o con il contrattacco, in alternativa possiamo: schivare. invece di chiudersi difensivamente o contrattaccare possiamo provare a schivare l’ attacco e fargli capire che sta sbagliando bersaglio. Dopo la schivata l’ energia aggressiva va indirizzata altrove facendo realmente un gesto con le braccia che indichi lontano mentre pronunciamo le parole “qualcun’ altro l’ ha fatta arrabbiare”; la metacomunicazione. Ovvero rendere esplicito il comportamento che si sta mettendo in atto; l’ amore. Ovvero assumere un’ atteggiamento positivo a dispetto dell’ attacco che l’ altro sta portando avanti e rispondere ad esso con benevolenza.
(bibliografia: Le relazioni Interpersonali di E. Cheli - Xenia)

E te sai pattinare?

-Ma te sei pattinare?

-Non lo so, non ho mai provato.

Pippi Calzelunghe


Dopo aver letto questa battuta tratta dal libro Pippi Calzelunghe ho riflettuto molto, sembra una battuta banale ma non lo è. Riflettete, molte persone danno per scontato di non saper fare una cosa solo perchè non hanno mai provato a farla ma questa è la filosofia del bicchiere mezzo vuoto, che a noi non piace. Invece noi siamo come Pippi, infinite possibilità, fiducia nelle proprie capacità. 
Positività. Ottimismo è questa la parola per colorare i vostri giorni.

Elogio del perdono nella vita amorosa

Riflessioni, assorbimenti, rimembranze di quel che resta di una lettura che ha aiutato e che potrebbe aiutare anche voi

Ogni amore anche quello più idilliaco nasconde il fantasma della fine perchè ogni amore umano implica sempre la nostra esposizione assoluta all’ altro e non esclude quindi mai lo spettro del suo ritiro o della sua scomparsa

Dopo una fase di innamoramento iniziale ogni legame amoroso si appiattisce in un un legame senza desiderio e la coppia si chiude, ognuno perso dentro il suo iphone. 

Alla fine sembra che la scelta sia fra il desiderio o la famiglia. Scegliendo una compagna (donna amata) per la famiglia e un’ amante (donna puttana) per il desiderio. 

La donna amata non potrà coincidere con la donna del desiderio. 

La nascita di un bambino coincide con un calo del desiderio da parte di entrambi i partner. 

Il desiderio è destinato a scomparire se non viene cambiato spesso il partner. 

 La convivenza, se protratta nel tempo tende ad assopire se non a cancellare del tutto la spinta erotica

Si sceglie di amare chi rappresenta l’ immagine ideale del mio io (chi vorrei essere).
Amo nell’ altro ciò che vorrei essere e non sono

La salvezza, la soddisfazione risiedono in quello che non abbiamo ancora (oggetti, donne ecc) non in quello che già abbiamo e quindi la piena soddisfazione viene sempre rinviato ad un altrove irraggiungibile

L’ inutile inseguimento del nuovo porta all’ inevitabile stato di insoddisfazione

L’ AMORE CHE DURA RESISTE ALLA CORRIOSONE DEL GODIMENTO FINE A SE STESSO E RIPUDIA L’ IDEA CHE LA FELICITà SIA NEL NUOVO

SENZA LA RISPOSTA DELL’ ALTRO LA VITA ALTRO NON E’ CHE UN BRANCOLARE NEL BUIO

L’ AMORE E’ DARE ALL’ ALTRO QUELLO CHE NON SI HA. DARE QUELLO CHE SI HA CONDURREBBE L’ AMORE IN UNO SCAMBIO DI MERCE. DARE QUELLO CHE NON SI HA VUOL DIRE DONARE ALL’ ALTRO LA MANCANZA CHE LA SUA PRESENZA APRE IN NOI. OVVERO TUTTO NOI STESSI.

LA GIOIA DELL’ AMORE QUANDO C’E’ E’ CHE LA MIA ESISTENZA DA SIGNIFICATO ALL’ ESISTENZA DELL’ ALTRO. ADESSO FINALMENTE CI SENTIAMO GIUSTIFICATI DI ESISTERE

L’ io che ama cerca nell’ altro l’ immagine idealizzata di se stesso. Amore narcisistico.

I MASCHI TENDONO A SORVOLARE SUL VALORE DELLA FEDELTA’. DISTINGUONO FEDELTA’ DEL CUORE CON QUELLA DEL CORPO. LE DONNE TENDONO A TRADIRE SOLO QUANDO NON C’E’ LA FEDELTA’ DEL CUORE O IL CUORE E’ STATO DELUSO. 

L’ uomo geloso è quello infedele.

Test: non ci si stanca mai di guardare il volto della persona che amiamo.

Colui che ama vorrebbe possedere la persona amata privandone la libertà però non vuole farlo con la forza ma vuole che la persona amata sia volontariamente sua.

L’ amore finisce o per la fine della spinta propulsiva dell’ amore stesso o per l’ apparizione di un altro soggetto da amare. O entrambi.

Finita la storia con un soggetto si dovrebbe passare un periodo di pausa di solitudine piuttosto che precipitarsi alla sostituzione con un nuovo soggetto da amare. Raramente è così.

Il trauma amoroso si inaugura con il primo colpo perchè è il primo colpo che disfa l’ immagine dell’ altro come affidabile e soccorritore.

Insonnia è una conseguenza del trauma amoroso

Nel trauma amoroso colui che prima assicurava l’ assoluto bene diventa colui che infligge l’ assoluto male.

La perdita di fiducia nei confronti dell’ altro lascia le sue tracce

Amare è innanzitutto amarsi

Se ti amo perchè sei come vorrei essere mi rendo conto della tua irraggiungibilità e quindi ti odio anche. Amore-odio.

ESISTONO AMORI CHE RISPETTANO LA DISTANZA, CHE SI NUTRONO DELL’ INCONTRO CON LA DIFFERENZA, CHE SANNO VIVERE L’ ESPOSIZIONE RISCHIOSA E ASSOLUTA NEI CONFRONTI DELL’ ALTRO CON GENEROSITA’ E CORAGGIO AL DI LA’ DEL NARCISISMO E DELLA RIPETIZIONE.

Non sono i primi amori di una vita ma quelli che si raggiungono solo con l’ esperienza.

Non sarà mai quello che dirà o farà l’ altro (il traditore) a rendere possibile il perdono (del tradito) ma sarà il rapporto del tradito con la sua possibilità di tornare ad amare.

Il perdono è un processo che richiede tempo e che prevede il raccoglimento del soggetto su se stesso.

Non si può perseguire l’ illusione di ricostruire il legame com’ era; il perdono non può cancellare le tracce della ferita.

Il gesto del perdono è uno dei gesti più alti dell' amore

D’ altro lato può essere impossibile perdonare perchè non si vuol venire meno alla grandezza dell’ incontro che sia per sempre e che ora non si può più definire così. Qualcosa si è rotto e non è più come prima

Si può perdonare anche per paura di perdere l’ oggetto, per preservare l’ ordine familiare, per evitare l’ incontro angosciante con la nostra solitudine

Lavoro del lutto: io decido che è veramente la fine e che le nostre vite non si incontreranno pù. Per me l’ altro è morto, non esiste più.

Solo il lavoro del perdono può rinnovare il tempo e generare una gioia nuova.

E’ il soggetto a dover decidere se lasciare andare l’ altro nell’ assenza o richiamarlo alla presenza, se la sua immagine devi quindi morire o meno

Il perdono è un lavoro che può avvenire soltanto in solitudine

Per gli uomini è più difficile perdonare perchè il loro attacamento all’ io è più forte, più ingombrante che nelle donne poichè è sostenuto dalla presenza reale del fallo.

Per un uomo riconoscersi tradito da una donna comporta l’ incontro con la propria castrazione, che va in direzione opposta a quella fallica dell’ avere che solitamente anima la sua vita

L’ AMORE ASSOLUTO E’ DISPOSTO A RINUNCIARE A OGNI DIRITTO DI PROPRIETA’ SULL ALTRO

L’ AMORE NON E’ SOLO UN RITROVARSI MA UN ESPORSI IN MODO ASSOLUTO ALL’ INCOGNITA DEL DESIDERIO DELL’ ALTRO

La donna è per ogni maschio una lingua straniera che esige un continuo e mai compiuto sforzo di apprendimento perchè questa lingua non può essere codificata

Gli uomini che offendono le donne sono quelli che più le temono

Il perdono parte da noi stessi, è un arretrare, un ritirarsi, un ridisegnare innanzitutto la propria immagine

E voi?

Inherent Vice

"Does this mean we're back together?"
"Of course not"
(non vuol dire che torniamo insieme? certo che no)


Una frase così, detta nell' attimo stesso in cui due persone capiscono che sono sempre innamorati e che sono effettivamente tornati insieme, è bellissima.
E' così che finisce il film e te rimani ammutolito, frastornato da 2h30 di scene, dialoghi, sottotitoli, personaggi che hai fatto fatica a seguire e catturato dalla bellezza di una frase che da sola raccoglie tutto e chiude il cerchio. Dice tutto non dicendo niente.
Perchè quando ci si ama non c'è il bisogno di etichettarsi, basta uno sguardo per capire se si è scelti.
E uscito dal cinema non hai voglia di tornare a casa, e fai le una di notte a passeggiare per una Firenze un pò freddina invasa da americane in canottiera. E ci arrivi nel pomeriggio del giorno dopo a capire che è già un cult.


La vita e la filosofofia dello snowboard

Nella vita come nello snowboard se hai paura di cadere, cadi. Ed è proprio quando vuoi controllare tutto, che non riesci a controllare un bel niente. Ti ricordi le tue cadute rovinose delle prime volte? Accadevano perchè tenevi tutto il peso a monte e la tavola scivolava via.. Una delle prime cose che un maestro ti dirà quando cominci sarà che per imparare a controllare la tavola.. devi buttarti in avanti.
E dimenticare la paura.

É così che un giorno trovi il coraggio di buttarti e ..semplicemente riesci a controllare tutto.

Nella vita come nello snowboard occorre sconfiggere le paure e buttarsi

Un attimo di pace

Oggi è l' ultimo giorno di febbraio e sono in Trentino a casa di mia nonna, 89 anni fra pochi giorni. Usciamo io e lei in balcone, che qui si chiama pogiolo, c'è un bel sole e zero vento. Ho sonno, ieri sera a Firenze ho fatto tardi e ho dormito poco, così prendo una sedia e appoggio la testa alla ringhiera di ferro, scaldata dal tiepido sole. La nonna è come me, le piace essere scaldata dal sole, la vedo chiudere i suoi occhioni celesti e la sento dirmi: "che bel che l'è il sol". 

È proprio un attimo di pace.

I vizi della volontà di F.Pessoa


“Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la sua vita: l’intelligenza che c’è in questa stupidità.
La monotonia delle vite comuni è apparentemente terribile. Sto pranzando in questo dozzinale ristorante e guardo, oltre il banco, la figura del cuoco e, vicino a me, il vecchio cameriere che mi serve come, da trent’anni credo, serve in questa trattoria. Che vita è la vita di questi uomini? Da quarant’anni quell’uomo passa quasi tutta la giornata in una cucina; gli sono consentite brevi pause; dorme poche ore; ogni tanto torna al suo paesino, dal quale rientra senza esitazione e senza dispiacere; mette da parte lentamente denaro lento che non intende spendere; si ammalerebbe se dovesse lasciare definitivamente la sua cucina per i campi che ha comprato in Galizia; sta a Lisbona da quarant’anni e non è mai stato alla Rotunda né a teatro; solo una volta al Coliseu: pagliacci nelle riposte vestigia della sua vita. Ignoro con chi si è sposato e perché ha quattro figli e una figlia, e il suo sorriso nel chinarsi dall’altra parte del banco esprime una grande, solenne, soddisfatta felicità. Egli non simula e non ha motivo di simulare. Se sente questa felicità significa che ce l’ha davvero.
E il vecchio cameriere che mi serve e ha appena posato davanti a me quello che dev’essere il milionesimo caffè dell’atto di posare un caffè sui tavoli? Conduce la stessa vita del cuoco, a soli quattro o cinque metri di distanza: quei metri che separano colui che si muove nella cucina da colui che sta nella sala da pranzo della trattoria. Per il resto, ha solo due figli, va più spesso in Galizia, ha visto più Lisbona dell’altro e conosce Oporto dove ha vissuto per quattro anni – ed è ugualmente felice.
Rivedo, con una meraviglia sgomenta, il panorama di queste vite e, nel provare spavento pena e sdegno, mi accorgo che non provano spavento né pena né sdegno proprio coloro che ne avrebbero tutto il diritto: coloro che vivono quella vita. E’ questo l’errore centrale dell’immaginazione letteraria: essa suppone che gli altri sono noi e che devono sentire come noi. Ma, per fortuna dell’umanità, ogni uomo è soltanto chi è, e al genio è concesso soltanto di essere qualche persona in più.
Dopotutto ogni cosa ci viene data in relazione a ciò che diamo. Un piccolo incidente stradale che richiama sulla porta il cuoco di questa trattoria riesce a intrattenerlo più di quanto non mi intrattenga la contemplazione di una originalissima idea, la lettura del miglior libro, il più grato dei sogni inutili. E, se la vita è essenzialmente momnotonia, in realtà quell’uomo è scampato alla monotonia più di me. E continua a sfuggire alla monotonia più facilmente di me. La verità non è sua e non è mia perché la verità non è di nessuno; ma la felicità è sicuramente sua.
Il saggio è colui che riesce a rendere monotona l’esistenza, poiché allora ogni piccolo incidente possiede il privilegio di stupirlo. Il cacciatore di leoni non prova più l’avventura dopo il terzo leone. Per questo cuoco monotono, una rissa nella strada ha sempre qualcosa di una modesta apocalisse. Chi non ha mai lasciato Lisbona farà un viaggio infinito sul treno che va a benfica, e se costui un giorno si reca a Sintra ha la sensazione di avere fatto un viaggio fino a Marte. Il viaggiatore che ha percorso il globo, dopo cinquemila miglia non trova novità, trova soltanto delle cose nuove; un’altra volta la novità, la vecchiaia dell’eterno nuovo, ma il concetto astratto di novità è rimasto in mare con la seconda di esse.”

Harry ti presento Sally di Rob Reiner – 1989

Harry ti presento Sally di Rob Reiner – 1989 
Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono 30 gradi. Amo la ruga che ti viene qui quando mi guardi come se fossi pazzo. Mi piace che dopo una giornata passata con te, sento ancora il tuo profumo sui miei golf, e sono felice che tu sia l'ultima persona con cui chiacchiero prima di addormentarmi la sera. E non è perché mi sento solo, e non è perché è la notte di capodanno. Sono venuto stasera perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della vita con qualcuno, vuoi che il resto della vita cominci il più presto possibile. (Harry – Billy Crystal) 

(è sempre una buona idea questo film)

L' amore secondo Tiziano Terzani

Mi permettete di parlarvi un attimo dell’amore? Quando si nasce, secondo me, si nasce a metà, perché nell’ origine si era una cosa insieme, poi ci ha separato il tempo, lo spazio, ma la vita diventa pienezza quando si trova l’altra metà, e io in questo sono stato fortunatissimo, per questo e per tante altre cose.

E così, in mia moglie, ho trovato l’altro pezzo di me molto presto: avevo appena fatto la maturità, e con quest’altro pezzo abbiamo fatto la strada insieme. E questo è bello perché si cresce insieme. Tanto è vero che io non mi vergogno a dire che quel che vedete qui, davanti a voi, è in gran parte il frutto del rapporto con questa mia straordinaria moglie.

Se poi mi chiedete: ma com’ è che sei riuscito a stare quarantadue anni con la stessa persona, in questi tempi in cui si consuma tutto: si consumano le scarpe, gli orologi, i telefonini e anche i partner, i mariti, le mogli e perfino i fidanzati?

Debbo dire che ognuno deve trovare la sua formula nell’ amore: la mia è stata questa, ma non è ripetibile, vi prego, e non pensate che tutto quello che io vi voglio dire stasera, sia la formula per la vita, o la soluzione per la pace.


Io non ho formule, non ho nemmeno risposte ai problemi del mondo, che sono immensi, ho soltanto delle domande, non ho nemmeno certezze, ho dei dubbi da porre a chi crede di avere certezze e poi non le ha. La formula del mio matrimonio è questa: grandi presenze e grandi assenze. Vi faccio anche l’esempio: io avevo già due figli piccoli, e facevo il corrispondente di guerra in Vietnam, dove non potevo tenere la famiglia perché era pericoloso. Chi di voi lo ha studiato, si ricorderà che, nel 1968, in Vietnam c’erano i vietcong che attaccavano le città, e non si poteva tenere i bambini in una zona di guerra, e così i miei stavano con la madre a Singapore, mentre io facevo il corrispondente di guerra in Vietnam, in Cambogia, nel Laos, e poi nelle guerriglie in Indonesia, in Malesia... ero sempre fuori.

Stavo via due o tre settimane e poi tornavo a casa. Ed era bellissimo tornare, perché ero pieno di piccoli regali per i bambini, e tante esperienze da raccontare a mia moglie, che a sua volta mi raccontava le sue. E questo era bello perché tutt’ e due avevamo qualcosa da scambiarci. Tant’ è vero che dopo un po’ di giorni mia moglie mi diceva: «Ma non hai qualche altra guerra da andare a raccontare?».

Per cui la mia formula era questa: grandi presenze e grandi distacchi. (...)

L’amore!? Una cosa che ormai è diventata così poco di moda. Chi di voi ha i capelli bianchi come me, si ricorderà che la nostra generazione, diceva «fare all’ amore» e non «fare sesso». Io trovo, che se insegnassimo ai nostri figli già queste espressioni, avremmo fatto qualcosa di interessante. Avremmo riportato nella vita quella cosa stupenda e meravigliosa che è l’amore. Qualcosa che è più grande della materia.

Qualcuno dirà: «Ma il sesso è importante!».

Lo dite a me che ho 63 anni e ho girato il mondo?

Ma è la cantina, non è l’ultimo piano!

Molti giovani oggi hanno paura a dire: «Sono innamorato, ti amo!»

Perchè pensano che sia una debolezza, una vulnerabilità, uno sdilinquimento che non è una forza. Io trovo che se riparliamo d’amore è bellissimo, e il mio messaggio ai giovani è: vi prego, riscoprite la voce del cuore, la testa è bella, la testa è importante, ma la ragione non è tutto! Dobbiamo ascoltare il cuore e il cuore parla con la voce uguale. Mussulmani, cristiani, ottentotti, il cuore è uguale dappertutto. Non c’è un cuore orientale e un cuore occidentale, non c’è una psiche orientale e una psiche occidentale: noi siamo dentro la psiche che è uguale dappertutto. La vita è una, una! Questa piccola straordinaria vita è parte di una cosa meravigliosa, dell’universo...

E questo, ritornando nella natura, è una cosa che sento molto. Io, ora, me lo sono permesso: ho 63 anni e vivo in mezzo alla natura. Cosa che suggerisco a tutti di fare.(...)

Certi grandi dicono che la miglior forma di comunicazione è il silenzio. E le parole spesso sono trappole.
Vi faccio un esempio con una parola che tutti, tutti, tutti conosciamo. La parola “amore”.

A volte è una cosa meravigliosa, a volte una grande sofferenza, a volte una grande gioia, a volte una grande forza, a volte un fuoco, a volte un senso di insufficienza... amore.

Amore: tutto lì? Tutte queste cose? Tutte lì? In questa scatolina della parola? L’amore è molto di più di quella parola, eppure non troviamo altro modo di esprimerlo che con quella parola. (...)

Io non sono consumista, ho una sola moglie che non ho mai rottamato e con la quale sto insieme da 42 anni.
Quando feci conoscere questa mia moglie ai miei genitori dicendogli che era tedesca, il mi’ babbo la guardò come se ci avesse in testa un elmetto con scritto “ss”, e la mi’ mamma aggiunse: «La ‘un è nemmeno della nostra religione».

Questo voleva dire essere tedesco a Firenze 45 anni fa. Oggi è tutto superato, si può viaggiare in giro con questo euro senza frontiere e senza nemmeno passaporti. È una bella storia.

(T.Terzani)