Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un profondo cambiamento delle relazioni interpersonali.
Siamo passati da relazioni finalizzate alla famiglia a relazioni finalizzate al singolo individuo.
A differenza dei nostri antenati (anche recenti) noi possiamo vivere a nostro modo la sessualità, l’ intimità e gli affetti senza subire riprovazioni sociali.
Però una libertà illimitata priva di consapevolezza e di strumenti adeguati può portare alla crisi e alla dissoluzione delle identità individuali e collettive, alla perdita dei valori e delle norme morali, insomma al caos sociale ed esistenziale.
Aumentano i conflitti e le separazioni nella coppia e la famiglia appare sempre più fragile; diminuiscono la solidarietà e la coesione sociale, mentre crescono la solitudine e l’ individualismo, e si riduce l’ autorevolezza degli insegnanti.
I nostri avi erano indubbiamente molto meno liberi di noi nelle relazioni ma anche meno insicuri.
Oggi siamo di fronte all’ insoddisfacente qualità delle relazioni interpersonali, sempre meno rassicuranti e sempre più conflittuali.
Il problema è che i principi su cui si basano oggi le relazioni interpersonali sono un misto incoerente e confuso di vecchia e nuova cultura.
Una volta il venir meno dell’ amore in una coppia non poneva fine all’ unione perchè essa si basava su motivazioni di altro genere. Oggi invece la coppia rischia di perdere la sua ragione di esistere quando il sentimento amoroso viene meno. Attrazione, innamoramento e sessualità sono ritenuti ingredienti fondamentali di ogni rapporto di coppia e dunque anche del matrimonio, tant’ è che le statistiche dicono che circa un terzo delle coppie attribuisce a problemi sessuali la causa del fallimento della propria unione.
Prima non si avvertiva alcun bisogno che gli sposi si conoscessero a fondo. oggi invece la condivisione affettiva e il confronto intellettuale sono considerati ingredienti essenziali della coppia ma non è affatto facile vivere questi due processi in modo armonico perchè l’ uomo e la donna hanno modi diversi di vedere le cose e modi diversi di comunicare, e nessuno ha mai spiegato loro questa diversità.
Il matrimonio non costituisce più garanzia di durata, anzi in molti casi accelerala crisi e la separazione delle coppie.
Il problema a cui assistiamo oggi è che col passare del tempo e l’ accumularsi delle delusioni e delle frustrazioni sempre più uomini e donne divengono sfiduciati.
Le donne in particolare lamentano l’ immaturità affettivo-emotiva degli uomini.
Ma le crisi non vanno viste solo come momenti difficili e dolorosi ma anche come grandi opportunità di crescita (crisi di crescita).
Il fatto è che nessuno ci ha mai spiegato che uomini e donne hanno visioni del mondo assai diverse. Uomini e donne devono oggi migliorare la reciproca conoscenza.
Le femmine puntano nelle relazioni soprattutto a mantenere un senso di connessione emotiva con le persone, i maschi sono prevalentemente interessati ad affermare e difendere il proprio status.
Quando la donna parla di un suo problema in un gruppo di sue pari, gradisce che le altre le manifestino comprensione. Un uomo invece tenderà a non parlare con gli altri uomini dei suoi problemi, in quanto  questo lo metterebbe in una posizione di inferiorità.
La donna tenderà a a parlare di più quando è in coppia o con un piccolo gruppo di persone di persone care, e a non mettersi in evidenza quando si trova all’ interno di un gruppo numeroso.
Lui è disturbato dal fatto che nelle situazioni a due la donna parla troppo e lei si lamenta perchè non c’è dialogo.
Quando lei solleva una lamentela o evidenzia un punto di disaccordo, è spesso motivata dal desiderio di mantenere sana e vitale la relazione, mentre lui tende a interpretarla come una critica aggressiva o una strategia di potere.
Le donne nel caso siano esperte di qualche argomento, non si mettono in mostra esponendo di proposito ciò che sanno, perchè questo potrebbe far infrangere la sensazione di parità che cercano nella relazione. Al contrario la maggior parte degli uomini parla poco del proprio vissuto e percepisce semmai le relazioni come un luogo dove affermare il proprio status.
Le liti possono essere in larga misura evitate se nella coppia vi è un dialogo aperto.
L’ attrazione per il diverso ci porta a cercare nell’ altro proprio quelle qualità che abbiamo rinnegato e non sviluppato. Un’ altra forza inconscia ci guida verso una certa persona nella quale ravvediamo somiglianze con il nostro genitore di sesso opposto.
Molto spesso subentra nel bambino una rassegnazione al clima di amore parziale che riescono a dargli i suoi genitori, presi e occupati anche da altro. Quando poi il bambino diventa adulto e vive in coppia a un certo punto scattano forti aspettative affettive nei confronti dell’ altro. Purtroppo scopriamo presto che anche il partner non è in grado di amarci come vorremmo.
E allora che dopo un po' di tempo subentra in entrambi un senso di delusione ,di insoddisfazione.
Le ferite affettive si possono guarire solo con l’ autoguarigione. Le ragioni che hanno causato quelle ferite ovviamente non posso essere cambiate, ma possiamo mutare gli effetti che esse producono in noi nel presente.
Questo è un male collettivo che affligge tutta l’ umanità.
Tanto più impariamo ad amarci ed accudirci da soli, tanto più cresce la nostra fiducia nell’ altro e nella coppia.
I bambini e i ragazzi che possono contare sull’ amore e il sostegno dei genitori sono più protetti nei confronti delle minacce che provengono dalla violenza minorile, dalla tossicodipendenza ecc.
Da qualche decennio ci troviamo in una fase di transizione in cui le persone desiderano orientare le loro relazioni in base ai loro bisogni, nuove speranze, nuovi valori, ma ancora non hanno imparato nuovi e più adeguati modi di comunicare e relazionarsi. Ciò crea grande frustrazione e irritazione. Ognuno è in balia di se stesso e deve imparare sulla propria pelle.
Sette passi per trasformare le proprie relazioni:
  • Riconoscere che ci sono un problema e un disagio
  • Sapere che si può migliorare
  • Venire a conoscenza delle cause socioculturali, psicologiche e comunicazionali di tali problematiche
  • Acuire la consapevolezza di sé, cioè la capacità di portare attenzione cosciente a ciò che avviene dentro e fuori di noi, di rendersi conto di quello che accade dentro e intorno a noi nel momento stesso che accade e viverlo con un certo distacco emotivo, solo prendendo coscienza delle proprie maschere si potranno aiutare gli altri a liberarsi delle loro, così da instaurare una relazione veramente spontanea, sincera e costruttiva
  • Sviluppare la capacità di osservare distaccatamente le altre persone e le situazioni relazionali che ci troviamo a vivere con loro
  • Prendere distanza dalla proprie abitudini comunicativo-relazionali, disintensificandosene.
  • Sviluppare un atteggiamento fiducioso e positivo nei confronti dell’ esistenza
All we need is love: a nostra vita è una sinfonia di note meravigliose e dolorose insieme.
Il potere all’ interno di una relazione è la capacità di un soggetto di influenzare il comportamento dell’ altro. 
Ci sono quattro tipi di soggetti in una relazione:
  • Gli intimidatori. Affrontano le relazioni interpersonali con un atteggiamento palesemente aggressivo
  • Gli inquisitori. Cercano sempre di far sentire gli altri in fallo o in colpa
  • Gli sfuggenti. Quelle convinte che se appaiono distaccate gli altri faranno di tutto per avvicinarle.
  • Le vittime. I soggetti più deboli, per lo più donne, e comunque coloro che ritengono di non avere la forza sufficiente per imporsi e vedono come unico modo per ricevere attenzione dagli altri quello di suscitare la loro compassione
Dato che nei primi anni della nostra vita siamo molto vulnerabili la nostra personalità si sviluppo attorno al bisogno di proteggere la nostra vulnerabilità primaria, è per questo che è molto importante la situazione familiare che il bambino vive nei primi anni della sua vita, perchè indiscutibilmente questa influenzerà il carattere della persona che diventerà.
L’ educazione più o meno rigida ricevuta farà in modo che in noi certi tipi di atteggiamenti ritenuti sbagliati vengano chiusi in “prigioni”. Per questo proviamo antipatia e repulsione per qualcuno che in realtà ci ricorda parti di noi che abbiamo chiuso in una di queste prigioni. Ad esempio la donna che non sopporta le donne che si truccano o si vestono in maniera troppo appariscente perchè lei è stata educata ad essere più pudica e quella è una parte insita in lei che però tiene chiusa in una prigione.
Ognuno di noi ha diverse qualità presenti in misura equilibrata, ogni eccesso in una qualità produce automaticamente una carenza sul lato opposto. L’ innamoramento, anche se molti lo attribuiscono all’ attrazione fisica, nasce in realtà dalle differenze tra i due partner e dalla loro nascosta complementarià. 
Uno dei doni più belli che ci offrono le relazioni con altre persone è appunto la possibilità di recuperare i nostri sè rinnegati e recuperare eccessi e carenze.
La comunicazione è elemento fondamentale di ogni relazione, l’ errore che viene fatto più di frequente è quello di non comunicare e tenersi le cose dentro, un altro è quello di esprimersi in modo vago.
Il primo passo verso una buona comunicazione è il superamento dell’ egocentrismo sviluppando la capacità di mettersi nei panni dell’ interlocutore per facilitare la comprensione del nostro messaggio.
Un altro errore è quello di dare per scontato che i nostri interlocutori usino i nostri stessi codici. 
La comunicazione si compone in realtà di due dimensioni indipendenti: L’ espressività (maschile) e l’ ascolto (femminile). Le due dimensioni vanno sempre viste come compresenti (mentre parlo ti ascolto), il simbolo più adatto a rappresentare ciò è il T’ai chi tu, il Tao, lo Ying Yang. Ogni cosa esistente comunica qualcosa di se stessa.
Ascoltare significa prestare attenzione globale all’ altro. Alcuni tipici difetti d’ ascolto che dobbiamo imparare a non fare:
  • lasciarsi distrarre e distogliere il pensiero
  • pensare subito a come controbattere invece di soncentrarsi sul comprendere quanto l’ altro ci comunica
  • Dichiarare noioso l' argomento ed esprimere dissenso (ad es. sbuffare)
  • Esaltarsi o contrariarsi per una parte specifica del discorso perdendo di vista il significato generale
  • Prestare attenzione solo alle parole trascurando i segnali non verbali (sguardi, gesti ecc)
  • Focalizzarsi sul solo contenuto del messaggio trascurando le sue implicazioni sul piano della relazione.
ASCOLTO
Ascolto delle emozioni attraverso l' empatia ovvero la capacità di sentire dentro di sè le emozioni dell' altro come se fossero le proprie.
L' ascolto attivo è molto importante ed è di tre tipi:
- manifestazioni di interesse, tenendo il contatto visivo, usando il linguaggio del corpo, riducendo al minimo le distrazioni.
- richiesta di informazioni, invitando a iniziare, facendo domande generali e puntuali, dando segnali di incoraggiamento
- segnali di comprensione, riassumendo il discorso dell' altro, trasmettendo emozioni e sentimenti al nostro interlocutore
COMUNICAZIONE
Assertività: il punto di equilibrio tra aggressività e passività
I comportamenti che teniamo possono essere:
  • comportamenti aggressivi: comandare, imporre, scaricare la responsabilità, sminuire, generalizzare, non lasciare esprimere l' altro
  • comportamenti passivi: obbedire, dare ragione al più forte, non reagire alle critiche, rimandare le soluzioni, lasciare che gli altri decidano
  • comportamenti assertivi: ascoltare attivamente, chiedere per comprendere meglio, andare oltre alle apparenze, assumersi le proprie responsabilità, sapere rifiutare senza ferire, ammettere i propri errori, accettare le critiche
Lo stile assertivo è forte e gentile allo stesso tempo, forte perchè tiene in alta considerazione i propri bisogni, gentile perchè si propone di realizzarli nel rispetto degli altri.
La comunicazione assertiva si basa su due bisogni:
  • ascoltare e rispettare l’ altro
  • ascoltare e rispettare noi stessi
Ecco come si dobbiamo applicare la comunicazione assertiva:
  • fare richieste con chiarezza ma senza asprezza. Ognuno deve esprimere i propri bisogni con chiarezza, senza aver paura di ferire l’ altro, ognuno deve invece avere il diritto di chiedere ciò che vuole, così come la persona interrogata ha il diritto di rifiutarsi di rispondere. Chiedere non vuol dire però insistere, essere invadenti, minacciosi, ferendo l’ altro. Occorre essere diretti e brevi, spiegare il motivo della richiesta, non scusarsi, rispettare il diritto dell’ altro di dire di no e informarlo di ciò in anticipo, non giocare sulla sua generosità, non fargli richieste davanti ad altre persone, non considerare un eventuale rifiuto come un fatto personale.
  • affrontare le richieste altrui. Prendere tempo per rispondere se non si ha la possibilità di stabilire se si tratta di una richiesta ragionevole o no, in caso comunicare all’ altro la nostra decisione di voler prendere tempo per rispondere. Occorre ascoltare attivamente e dimostrare di aver capito la richiesta, essere brevi nella risposta evitando giri di parole, assumersi la responsabilità del proprio no e spiegarne il motivo, concedere alternative se ci sono.
  • esprimere le critiche in modo assertivo. La critica deve essere espressiva per far capire i nostri sentimenti e educativa per far si che il comportamento criticato non si ripeta. Occorre indicare esattamente qual’ è il comportamento o le parole a cui ci riferiamo; esprimere le proprie opinioni, i sentimenti e le valutazioni su tale fatto; proporre ci cambiamenti che si auspicano; comunicare all’ altro cosa si è disposti a fare.
  • accogliere le critiche senza sentirsi offesi. Considerare che può essere utile superare il proprio orgoglio ferito e chiedere aiuto all’ altro per evitare di ripetere l’ errore
  • non dare per scontato che la nostra interpretazione dei fatti è quella giusta. Tante volte ci si rimane male per il comportamento di qualcuno che ci ha procurato uno schiaffo morale ma si rimane male per l’ interpretazione che noi diamo a questo comportamento, magari l’ altra persona voleva comunicare altro, pensiamoci.
  • Esprimere apprezzamenti. Per instaurare un’ atmosfera serena, accogliente, costruttiva occorre imparare a sottolineare anche le cose belle con gli apprezzamenti anche se è un’ abitudine sociale sottolineare gli errori piuttosto che riconoscere i meriti.
I conflitti nelle relazioni.
I conflitti sono inevitabili, gli scontri si possono evitare.
Si ha un conflitto quando fra due soggetti si ha una qualsiasi divergenza. Se si arriva allo scontro significa che il conflitto è stato mal gestito.
Poli opposti non vuol dire necessariamente antagonisti, anzi semmai complementari.
Ancora oggi ci sono persone che preferiscono tenersi tutto dentro, ma ciò inevitabilmente produce a lungo andare conseguenze molto dannose per la relazione e per la propria salute.
Gestire i conflitti:
  • Non drammatizzare. Allentare la tensione sorridendo. L’ umorismo e l’ autoironia sono aspetti essenziali per vivere una vita di relazione realizzante e per gestire con il giusto spirito eventuali conflitti.
  • Comunicare. Le cose non dette fanno affondare una nave.
  • Accettare le differenze caratteriali
  • Come reagire costruttivamente a un attacco. Il nostro egocentrismo di fondo ci porta a credere che ciò che fanno gli altri sia sempre rivolto a noi, di solito reagiamo con una fuga o con il contrattacco, in alternativa possiamo: schivare. invece di chiudersi difensivamente o contrattaccare possiamo provare a schivare l’ attacco e fargli capire che sta sbagliando bersaglio. Dopo la schivata l’ energia aggressiva va indirizzata altrove facendo realmente un gesto con le braccia che indichi lontano mentre pronunciamo le parole “qualcun’ altro l’ ha fatta arrabbiare”; la metacomunicazione. Ovvero rendere esplicito il comportamento che si sta mettendo in atto; l’ amore. Ovvero assumere un’ atteggiamento positivo a dispetto dell’ attacco che l’ altro sta portando avanti e rispondere ad esso con benevolenza.
(bibliografia: Le relazioni Interpersonali di E. Cheli - Xenia)